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Domenica, 19 Maggio 2024
L'allarme

L'esercito russo sbarca in Libia: perché si rischia un nuovo fronte alle porte dell'Italia

Una consegna senza precedenti di forniture militari della Russia in Libia accende i riflettori sulla base militare che Mosca sta costruendo sulla sponda Sud del Mediterraneo. Putin cerca così di aprire un varco, approfittando della situazione di instabilità provocata dall'attacco di Hamas del 7 ottobre scorso

Le acque del Mediterraneo, al largo delle coste libiche, ospitano anche le imbarcazioni russe. Non è certo una novità, ma quello che è accaduto qualche giorno fa al porto di Tobruk, nella Libia orientale, fa suonare un campanello di allarme alle cancellerie occidentali. E ripaga la famiglia del generale Khalifa Haftar per la sua cordialità verso il presidente russo Vladimir Putin.

Una consegna senza precedenti di armi russe

Questo perché nel porto libico c'è stata una consegna senza precedenti di forniture militari della Russia, con l'arrivo di automezzi, armi ed equipaggiamenti. È quanto si vede in un video pubblicato dal media libico Fawasel, che ha ottenuto il filmato girato al porto di Tobruk da una fonte anonima: la stessa riporta che la significativa operazione di sbarco di mezzi e armi sarebbe il "quinto lotto" russo arrivato negli ultimi 45 giorni in Libia. Lo scorso 13 aprile, anche il quotidiano libico The Libya Observer aveva riferito dell'arrivo al porto di Tobruk di una nave russa carica di armi e attrezzature logistiche destinate alla Legione africana della Russia.

Ma come si è arrivati fino a questo punto? I dettagli arrivano dei ricercatori Osint (l'intelligence da fonti aperte) del Russian Forces Spotter, che su X (ex Twitter) spiegano come le imbarcazioni russe arrivate a Tobruk siano partite dal porto siriano di Tartus, dove la Russia ha una base navale. Gli esperti non precisano né il tipo di equipaggiamento né la sua quantità, ma fanno notare che lo sbarco si è verificato dal 4 all'8 aprile 2024 con l'impiego di due imbarcazioni della Flotta del Nord della Marina russa: la Aleksandr Otrakovsky e la Ivan Gren, scortate dalla fregata Admiral Grigorovich e dalla corvetta missilistica Mercuriy. I cargo sono entrambi entrati nel Mar Mediterraneo due settimane fa.

Si può temere l'instaurazione di una nuova base militare russa nel Mediterraneo? Ciò a cui stiamo assistendo rispecchia quanto abbiamo già visto in Siria. Come spiega a Today.it Jalel Harchaoui, politologo e Associate fellow al Royal United Services Institute for Defence and Security Studies (Rusi) di Londra, "dal 1952 esiste una base russa a Tartus. E dopo l'intervento militare in Siria nel settembre 2015, il regime siriano ha ringraziato la Russia per il suo impegno con un'altra base navale, la Latakia". Una base che si trova sul fianco sud orientale della Nato e suscita la preoccupazione dell'Alleanza. Preoccupazione che non si mai è tradotta in una risposta militare. Il punto, spiega l'esperto del Rusi, è che le nazioni occidentali (soprattutto gli Stati Uniti) non sanno come rispondere alla presenza russa nei Paesi africani, perché non considerano il continente africano come un punto di vitale importanza strategica. 

Il post di Russian Forces Spotter su X

Gli "strani" movimenti della Russia nel Mediterraneo

L'episodio fa temere che la Russia stia cercando di creare un varco in Medio Oriente, approfittando della situazione instabile e critica nata dopo l'attacco di Hamas del 7 ottobre scorso. Ma perché Mosca e soprattutto Putin sono interessati a questa regione? Il comprovato aiuto del leader del Cremlino al presidente siriano Bashar al Assad, che gli ha permesso di vincere la guerra civile scoppiata nel 2011 (durante il quale sono morte più di mezzo milione di persone, mentre metà della popolazione del Paese è stata costretta a fuggire), c'entra ben poco. 

Ci sono in ballo molteplici ragioni. "La maggior parte dei regimi africani è desiderosa di avere il tipo di relazione che la Russia offre, sapendo che Putin non impone alcun tipo di richiesta quando si tratta dello stile di governo, dell'ideologia o della legittimità popolare del regime locale, né si oppone alla corruzione locale", spiega a Today.it Harchaoui. Quindi i russi vengono effettivamente trattati con molto entusiasmo dai leader africani, facilitando l'espansione di Mosca. "Una manifestazione di questa ospitalità è l'accesso alle risorse naturali locali", come oro, diamanti o altre risorse, spiega l'esperto del Rusi, che permette alla Russia di radicarsi facilmente nei Paesi africani. 

Tutto ruota attorno al petrolio. Le azioni militari che scoppiano nella regione hanno un impatto sui prezzi globali del greggio. "L'oro nero" diventa quindi la moneta di scambio per gli affari di Mosca, impegnata da tre anni nell'invasione in Ucraina. E nonostante le sanzioni occidentali, la Russia continua a finanziare la guerra in Ucraina proprio grazie al petrolio, venduto a prezzi stracciati a India e Cina. Recentemente sono stati diffusi i dati delle dogane cinesi sulle importazioni di petrolio del 2023, rendendo chiaro quanto Mosca sia diventata il primo fornitore di greggio di Pechino.

La guerra in Ucraina ha inoltre influito notevolmente su quanto accade nelle acque del Mar Nero, vicino alla Crimea. Il bacino si è trasformato in un teatro di guerra e, da quando è terminato l'accordo sul grano tra Russia e Ucraina, i porti e le navi cargo attive in questa zona sono spesso oggetto di attacchi. Per questo la Russia spedisce carichi militari alla Libia partendo dalla Siria, optando per una deviazione attraverso l'Atlantico.

È quanto monitorato da ItaMilRadar, che ha notato come due navi mercantili russe, la Sparta IV e l'Ursa Major, partite dal porto di Tartus in Siria abbiano raggiunto il Mar Baltico e le coste russe navigando le acque del Mediterraneo e poi quelle dell'Atlantico che bagnano le coste europee. La Russia sceglie così di compiere un viaggio lungo 9mila chilometri ed evitare quindi la breve tratta del Mar Nero, per schivare gli attacchi dei droni ucraini. 

L'amicizia tra Putin e Haftar

Ma torniamo ai rifornimenti di armamenti militari in Libia. Mosca ha mantenuto una presenza militare nella Libia orientale, la regione governata dal maresciallo Khalifa Haftar, grazie ai combattenti dell'ex gruppo Wagner, oggi contrattualizzati con il ministero della Difesa russo al servizio del comandante in capo dell'autoproclamato Esercito nazionale libico, Haftar appunto. Il comando dei mercenari russi del gruppo Wagner, che prima erano sotto il controllo di Evgenij Prigozhin (ucciso dopo che l'aereo su cui era bordo è stato abbattuto nei pressi di Mosca, il 23 agosto 2023), starebbe passando nelle mani del cosiddetto Corpo militare russo in Africa (Africa Corps) che dovrebbe operare non solo in Libia, ma anche in Burkina Faso, Mali, Repubblica Centrafricana e Niger già dalla prossima estate. Il generale della Cirenaica, che controlla molti dei principali impianti petroliferi della Libia, ha bisogno di un sistema di difesa aerea per difendere Bengasi da Tripoli, che è sostenuta dai turchi. E per questo si è affidato al gruppo Wagner e alla Russia, che in cambio è stata inondata di soldi e forniture di carburante di alta qualità a un prezzo estremamente basso, senza dimenticare le basi militari strategiche concesse gratuitamente. 

D'altra parte, circa duemila mercenari della Wagner tentarono l'assalto di Haftar nel 2019 alla sede del governo di Tripoli (governo legittimo per l'Onu), senza però riuscire a superare le forze armate sostenute dalla Turchia. "Sebbene Wagner non esista più, la sua impronta nel Paese è rimasta esattamente la stessa. E la presenza di sistemi di difesa aerea gestiti dalla Russia, sia nel sud ovest che nel nordest della Libia, rappresenta un rischio per qualsiasi aereo civile o militare occidentale", sostiene il politologo. "Man mano che i sistemi di difesa aerea russi si moltiplicano, il diritto dei Paesi occidentali di sorvolare una grossa fetta della parte settentrionale dell'Africa diventerà sempre più limitato, e spetterà alla Russia decidere se le nazioni occidentali potranno o meno sorvolare quell'area". 

Negli anni Putin e Haftar hanno mantenuto vivi i rapporti (rafforzati dopo la firma di un accordo di cooperazione militare bilaterale nel 2015), tanto poi da incontrarsi a Mosca nel settembre 2023. Qui, secondo fonti citate da Bloomberg, i due leader avrebbero discusso di una base navale russa nella parte orientale della Libia, che consentirebbe a Mosca la possibilità di avere un presidio militare al confine meridionale dell'Europa, e anche di avere un occhio sull'intera Unione Europea. Un presidio nel Mediterraneo è già posto dalla fregata Admiral Gorshkov, dotata di missili ipersonici. Questi sono molto difficili da intercettare e rappresentano una seria minaccia per le navi della Nato e dei paesi alleati. "E in termini di alleanze militari preoccupa l'esposizione della Libia, che si trova sul fianco meridionale della Nato", precisa Harchaoui. La Russia approfitta quindi del vuoto lasciato dalle autorità in questo bacino d'acqua, diventato dal giorno dell'invasione in Ucraina il secondo fronte del conflitto.

Così la Russia espelle l'Occidente dall'Africa

"Anche se il numero del personale russo aumenta, il costo è, in termini di impegno di risorse umane, relativamente basso e permette comunque di ottenere una importante influenza nella regione", afferma Harchaoui. Influenza che permette alla Russia di fare pressione sulla Nato e sulle democrazie occidentali che tradizionalmente sono presenti in molti di Paesi africani, che si tratti degli Stati Uniti o della Francia.

"Quando le nazioni occidentali erano le uniche presenze in Africa - dice l'esperto - non si impegnavano ad affermarsi con coerenza, perché tendevano a credere di essere legittimati a stazionare nei Paesi africani. Ora l'idea russa è quella di espellere gli elementi dell'influenza occidentale dai Paesi africani". E questo diventa più evidente con un'ostilità di molti Paesi dell'Africa verso le democrazie occidentali. 

Allo stesso tempo, Mosca non si preoccupa di essere criticata in ambito diplomatico. Per contrastare e frenare la presenza russa, Harchaoui sostiene una dimostrazione militare da parte dei Paesi occidentali. Dimostrazione che però al momento non è sul tavolo, soprattutto in vista delle elezioni negli Stati Uniti. "E la Russia ne è ben consapevole - afferma il politologo - . Ed è per questo che la sua espansione sta avvenendo proprio ora nel continente africano", dove molti leader, come Haftar, appoggiano la Russia per i propri interessi. "Forse, quello che la Francia, gli Stati Uniti e altri Paesi dovrebbero fare è considerare Haftar come un nemico dell'Occidente", chiosa Harchaoui, sottolineando che si può frenare l'espansione russa nel continente africano solo colpendo gli affari che i capi di Stato e governo del continente hanno con il Cremlino.

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