Sabato, 27 Febbraio 2021
Il "regalo" di Natale

Due vaccini entro Natale? Anche Moderna chiede l'autorizzazione all'uso di emergenza

Il 17 dicembre l'Autorità statunitense per i farmaci si riunirà per analizzare i dati di efficacia e sicurezza. Come Pfizer anche il secondo vaccino americano "potrebbe cambiare il corso della pandemia"

L'azienda americana Moderna deposita domanda di autorizzazione all'uso di emergenza (EUA) per il suo vaccino contro il Covid-19 negli Stati Uniti e in Europa. L'annuncio viene dallo stesso Stéphane Bancel, amministratore delegato della farmaceutica, comunicando gli ultimi dati della sperimentazione di fase 3 sul candidato vaccino.

I  test di fase 3 (su 196 casi) hanno dato una efficacia stimata al 94,1% e del 100% nella prevenzione dei casi più gravi.

"Crediamo che il nostro vaccino fornirà un nuovo e potente strumento che potrebbe cambiare il corso di questa pandemia e aiutare a prevenire malattie gravi, ricoveri e morti".

Entro il 2020, l'azienda Moderna prevede di avere la disponibilità di circa 20 milioni di dosi del vaccino anti-Covid mRNA-1273 negli Stati Uniti, inoltre prevede la produzione da 500 milioni a 1 miliardo di dosi globalmente nel 2021.

Vaccino anti Covid: prima data il 17 dicembre

Con la richiesta di autorizzazione si apre la fase più delicata, ovvero la revisione dei risultati. Secondo quanto comunicato dalla stessa azienda il comitato vaccini dell'Autorità statunitense per i farmaci (Fda) dovrebbe riunirsi il 17 dicembre per analizzare i dati di efficacia e sicurezza del candidato vaccino anti-Covid mRNA-1273 dell'azienda Moderna. Una volta che verrà data l'autorizzazione all'uso di emergenza del siero inizierà la distrubuzione dei vaccini negli Stati Uniti. E in Europa? Moderna ha spiegato che un'autorizzazione condizionale all'immissione in commercio è già stata avanzata all'Agenzia europea per i farmaci (Ema).

Una dichiarazione che ha letteralmente fatto volare il titolo di Moderna a Wall Street, un po' come accadde per Pfizer qualche giorno fa.

Vaccini anti Covid: il punto della situazione

L'ottimismo comincia finalmente a serpeggiare anche tra gli addetti ai lavori più scettici. L'ex direttore dell'Ema, il professore Guido Rasi ha spiegato intervenendo stamani a Che giorno è che è plausibile che avremo entro fine gennaio un vaccino o forse anche due.

"Sono molto ottimista. Da qui a fine anno, massimo fine gennaio mi aspetto che un vaccino o due ci saranno - spiega il professore di Microbiologia all'Università Tor Vergata di Roma - L'importante è che siano vaccini sicuri ed efficaci. Mi auguro che inizierà presto la valutazione dell'Ema: da lì vengono i dati reali".

Il vaccino statunitense non è infatti l'unico che potrebbe essere distribuito a breve. Se Moderna annunciando la fine della sperimentazione e la possibilità di distribuire 1 miliardo di dosi entro il 2021, appena una decina di giorni fa una richiesta di autorizzazione di emergenza era già arrivata dall'azienda Pfizer che aveva lavorato sul vaccino contro il Covid-19 insieme alla azienda tedesca BionTech. Anche in questo caso i dati preliminari avevano suggerito una efficacia pari del 95%. Inoltre le aziende si erano impegnate a produrre a livello globale fino a 50 milioni di dosi di vaccino nel 2020 e fino a 1,3 miliardi di dosi entro la fine del 2021.

Rispetto al vaccino sviluppato da Moderna (denominato mRNA-1273) che presenta una stabilità a temperature standard comprese fra -2° e -8°C per 30 giorni, il vaccino sviluppato da Pfizer (BNT162b2) ha un problema di stoccaggio poiché deve essere conservato a temperature pari a -20 gradi. Secondo il piano Arcuri l'Italia potrebbe avere a disposizione entro fine gennaio 2021 di 3,4 milioni di dosi da somministrare a 1,7 milioni di persone

Nella corsa al vaccino c'è anche il siero sviluppato da AstraZeneca con la collaborazione dell'università di Oxford e della azienda italiana Irbm di Pomezia. L'AZD1222, questo il nome del vaccino, ha mostrato una efficacia media del 70% ma anche un problema legato al dosaggio che richiederà all'azienda uno studio supplementare di approfondimento. Uno studio che in molti aspettano con particolare attenzione visto i vantaggi del siero: potrà infatti essere conservato anche nel frigo di casa a una temperatura di -2/8 gradi e il costo contenuto, meno di 3 euro. Inoltre l'Italia vanta un'opzione particolarmente vantaggiosa con due milioni di dosi che sarebbero già pronte per gennaio.

E gli altri vaccini? 

Se Pfizer, Moderna e Astrazeneca sono le aziende in pole position per la commercializzazione del vaccino anti-Covid negli Usa e in Europa vi sono alcuni preparati che sono già utilizzati in altre parti del Mondo. È il caso del CoronaVac sviluppato dai cinesi di Sinovac che - nonostante il trial scientifico non ancora concluso - è già utilizzato negli Emirati Arabi e distribuito anche in Cina all'esercito e operatori sanitari. Lo stesso vale per lo Sputnik V sviluppato dall'isituto russo Gamaleya e già distribuito al Central City Hospital di Domodedovo, ma per entrambi i casi non esistono dati certificati sull'efficacia.

Una alternativa europea potrebbe arrivare dal siero denominato CVnCoV sviluppato da CureVac tra Belgio e Germania. La Commissione Europea ha firmato formalmente con la società biofarmaceutica tedesca nuovo contratto per la fornitura di un vaccino anti-Covid. È il quinto contratto firmato dall'Ue con altrettante case farmaceutiche che portano a circa due miliardi il numero complessivo di dosi di vaccini di cui l'Ue si è finora assicurata la fornitura. 

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