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Sabato, 29 Gennaio 2022
Legge di stabilità

Legge di stabilità: una busta paga "piena" di bugie

Il governo ha gioito per il taglio del cuneo fiscale che consentirà ai lavoratori dipendenti di avere un aumento in busta paga. Ma i numeri sono pietosi: il "regalo" a fine mese va dai tre ai quattordici euro

ROMA - Rilanciare i consumi, fare ripartire l'economia, abbassare il cuneo fiscale ed evitare tagli al sociale e alla sanità. Gli obiettivi della "manovrona" approvata nella tarda serata di martedì, una legge di stabilità da 11,5 miliardi per il 2014, erano di quelli importanti. O, per meglio dire, difficili da raggiungere. Nonostante ciò, il premier Enrico Letta si era presentato bello sereno in conferenza stampa e aveva incensato il lavoro suo e dei suoi ministri: "Per la prima volta da tempo siamo riusciti a fare una Finanziaria dove i conti quadrano senza aumentare le tasse e senza tagli al sociale e alla sanità" aveva esultato il presidente del Consiglio. Mentiva sapendo di mentire o ci credeva davvero? Delle due l'una.

Fatto sta che il giorno dopo, il giorno dei conti, si è trasformato in un bagno di sangue per il governo. I sindacati che annunciano lo scioperano, i cittadini che si infuriano per la "Trise", sostanzialmente l'Imu ma con un nome ancora più "antipatico", e la Cgia di Mestre che prova a fare due calcoli. Calcoli che, quelli non mentono quasi mai, hanno raccontato un'amara verità: la Legge di Stabilità appena varata non è un salvagente per i consumatori, non è una strada per uscire dal tunnel. Anzi. 

Se è vero, come è vero, che il beneficio netto in busta paga, grazie alle detrazioni annunciate in pompa magna, andrà da un minimo di tre euro ad un massimo di quattordici euro al mese. E' questa la sintesi, amara, della manovra che sul cuneo fiscale mette in campo solo un miliardo e mezzo per aumentare nel 2014 le detrazioni Irpef a favore di sedici milioni di lavoratori dipendenti con redditi fino a 55mila euro lordi annui. Cifre a dire poco irrisorie che diventano il nulla se si continua coi conti. 

I calcoli dell'ufficio studi veneto non lasciano scampo: se si prendono i due milioni 600mila lavoratori che stanno alla base della piramide, con un reddito lordo che va dai 10 mila ai 15 mila euro, emerge che il beneficio mensile si limiterà a 9 euro. Su base annua chi guadagna 10 mila euro potrà contare su 50 euro, circa 4 euro al mese. La situazione migliora solo leggermente nella fascia che sta intorno ai 15 mila euro lordi all'anno: nell'arco dei dodici mesi il beneficio netto, che è il bonus più alto dell'intera operazione, sarà di 172 euro, che mensilmente diventano 14 euro e che al giorno fanno 46 centesimi. Numeri da fare girare la testa, per la rabbia. 

Più si sale e più ci si avvicina a "vantaggi" ridicoli: per i 3 milioni di lavoratori, operai e impiegati che stanno tra i 26 mila e i 35 mila euro, il bonus mensile sarà di 8 euro. Tra i 35 mila e i 40 mila, dove ci sono 683 mila lavoratori, in busta paga ci saranno 6 euro in più al mese. Per i 704 mila che guadagnano tra i 40 mila e i 50 mila, la beffa di 3 euro mensili. E da qui in poi, niente più detrazione ne "aggiunta" in busta paga. 

Finite le cattive notizie? Neanche per sogno. Perchè in caso di fallimento la Troika è pronta a mettere le mani nei conti degli italiani. E a fronte della riduzione, con questi numeri, del cuneo fiscale, le famiglie dovranno fare i conti con la nuova Trise, con il blocco della contrattazione nel pubblico impiego e con l'aumento dell'Iva: il rischio vero, a questo punto, è che qualcosa dalla busta paga sparisca. 

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