Venerdì, 19 Luglio 2024

Cosa hanno da insegnarci i più giovani sul caso Marco Bellavia (e sulla salute mentale)

Che siano stati i più giovani - ovvero Antonella Fiordelisi, Luca Salatino e George Ciupilan - a supportare Marco Bellavia nelle difficoltà psicologiche vissute al Grande Fratello Vip, è (forse) indicativo. O meglio, vogliamo sperare che lo sia. Vogliamo sperare che il gran parlare che si è fatto di "salute mentale" proprio tra i più giovani sulle piattaforme, da Instagram e TikTok, abbia dato i suoi frutti, ovvero che sia servito ad abbattere lo stigma che c'è attorno ai disturbi mentali, almeno tra coloro che sono poco più che ventenni. Perché, sebbene voi possiate legittimamente chiedervi chi diamine siano Antonella, Luca e George (in virtù della loro aleatoria professione di, rispettivamente, "ex schermitrice", "ex tronista di Uomini e Donne" ed "ex concorrente de "Il Collegio") va loro riconosciuto che sono stati gli unici ad insistere in un approccio di dialogo nei confronti del concorrente 57enne, ritiratosi dal gioco a causa di "problemi d'ansia". Problemi tali da farlo rinvenire sdraiato per terra, sul pavimento del loft, nell'indifferenza generale (e profondamente crudele) dei coinquilini. Ovvero problemi tali da rivelarsi più gravi del previsto, più gravi di quanto preventivato dalla produzione del reality show di Canale 5. 

Che i tabù riguardanti la salute mentale abbiano goduto per troppo tempo di buona salute, lo dice la scienza: la propensione della società è stata, fino ad oggi, quella di nutrire un atteggiamento di respingenza nei confronti del malessere psicologico. Ed è proprio per questo che, tra le tante battaglie per i diritti che sono in corso in quest'epoca - che vive, mediaticamente e non solo, sotto la la bandiera dell'inclusività - c'è anche quella che mira a "normalizzare" il racconto della sofferenza mentale, spogliandolo tanto di discriminazione quanto di retorica. In questo senso, il fatto che il "caso Bellavia" abbia portato alla più grande discussione social di sempre sul tema (pure più di quanto fece la sparata di Giorgia Meloni sulle "devianze", fa sapere Laura Fontana, esperta di social media) non spiega altro che l'anacronismo di un certo pubblico rispetto ad un dibattito virtuale sempre più inclusivo. Anacronismo della tv rispetto a quei social media in cui la salute mentale è appunto un "trend" da tempo. 

La "salute mentale" sui social: benefici (e rischi) del trend che vuole abbattere i tabù

Prima di Bellavia: il bullismo su Grignani, a Sanremo

Anacronismo che, per fare un salto all'indietro, possiamo rintracciare nel bullismo a cui fu sottoposto Gianluca Grignani a febbraio a Sanremo: ospite del Festival, il cantante fu vittima di una shitstorm che aveva come obiettivo lo sfottò della sua delicata forma fisica e mentale. Fu uno scandalo, fu grosso motivo di indignazione pubblica. Ma tanto anacronismo trova la sua nemesi, ovvero la sua vendetta, nei giovani "creator" di TikTok - così si chiamano gli influencer della piattaforma, per chi non lo sapesse - che fanno della salute mentale una vera e propria missione. 

Il bullismo su Gianluca Grignani. E la lotta al "body shaming" solo quando vi pare

Su TikTok c'è chi racconta la propria giornata in psichiatria

C'è - sulla piattaforma cinese - persino chi racconta in prima persona la propria giornata nel reparto psichiatrico. Come Anna, ad esempio. Che si trova a spiegare perché in clinica cammina senza lacci (tolti per precauzione dal personale sanitario), perché non ci sono maniglie alle finestre (anch'esse tolte dal personale), oltre che i motivi per cui è sbagliato stigmatizzare il disturbo borderline di personalità, da cui è affetta. "Fai del tuo meglio", le dicono i follower. "Ci provo ogni giorno", risponde lei. Oppure, tra i tanti creator, pensiamo a Martina Strazzer, giovane imprenditrice 22enne, proprietaria di un brand di gioielli fondato da lei stessa, all'interno del quale ha inserito una linea completamente dedicata alla salute mentale: ci sono orecchini in forma di sole e di pioggia, in forma di tempo sereno e di tempesta, insomma. Una collezione che ha reso necessario un restock, a raccontare ancora una volta quanto il tema sia sentito. 

Ma Martina ed Anna non sono certo le sole. Se ripenso ai tempi in cui ero adolescente io, ovvero i tempi in cui capitava di incappare nei blog pro-ana (per chi non lo sapesse: erano blog dichiaratamente pro-anoressia in cui ci si consigliava, tra ragazze, folli regimi alimentari per perdere chili), mi sembra un miracolo che oggi ci sia Carlotta Fiasella, creator genovese 22enne, che sensibilizza oltre due milioni di persone sul tema dei disturbi alimentari. Mi sembra finalmente di vivere in un mondo nuovo, oggi che, in "Skam", la sala dello psicologo è frequentatissima di protagonisti della serie, e non è solo la stanza popolata di ragnatele che era ai tempi in cui sui banchi di scuola c'ero io. E' un mondo nuovo, quello in cui Giada Salvi racconta a 24mila persone come è uscita del disturbo ossessivo compulsivo, ma soprattutto come col disturbo ossessivo compulsivo si può convivere. Sono volti e sono simboli, sono il nuovo immaginario. Sono i nuovi modelli su cui si sta formando la coscienza collettiva dei più giovani. 

Dal disturbo ossessivo compulsivo alla rinascita: "I primi sintomi a 10 anni, dovevo fare tutto 3 volte" 

@martinastrazzer_

RESTOCK Salute Mentale tra pochissimo! Il sito è chiuso, trovate il codice nelle storie❤️

♬ suono originale - Martina Strazzer

@carlottafiasella

15.03. Non siete soli. IG: CARLOTTAFIASELLA (ho fatto un post in cui spiego la mia storia, se vi va guardatelo)💜

♬ Nuvole Bianche - Yuval Salomon

I giovani devastati dalla pandemia. E il loro nuovo approccio alla mente 

E - al di là del racconto dei disturbi mentali veri e propri, citati sopra - i ragazzi stanno provando ad avere un nuovo approccio mentale alla quotidianità meno "tossico" rispetto a chi li ha preceduti. È interessante cominciare a veder circolare concetti come "positività tossica", vera e propria denuncia contro il divieto imperante di darsi il giusto tempo per soffrire (e concetto che è opposto all'elogio della resilienza che facevano i millennials). È costruttiva la critica della generazione z ad un mondo professionale fagocitante, che fino ad oggi ha chiesto di sacrificare il proprio benessere psicofisico a fronte di orari di lavoro e richieste sempre più invasivi (al contrario del maniacale arrivismo, ovvero del maniacale culto del sé e della propria carriera, dei millennials). 

@pasha mеntal health day slayed 😩 trаuma is no 🧢 #comedy #genz ♬ Trauma Slayed - Pasha

Del resto, sono proprio i più giovani ad aver pagato il tributo più alto, in termini di salute mentale, della pandemia. Lo raccontano i dati del Cesvi, organizzazione umanitaria, che denuncia il devastante boom di accessi nei pronto soccorso, da parte dei giovanissimi, adolescenti e bambini, per tentati suicidi, depressione e disturbi del comportamento alimentare. Sono loro che - con tutti i rovesci della medaglia che la Rete comporta - potranno cercare forza in quello che in gergo si chiama "sharing is caring", ovvero "la condivisione è la cura". 

Devastanti gli effetti della pandemia su bambini e adolescenti 

Insomma, senza voler cadere nel tradizionale eccesso di ottimismo verso una presunta "meglio gioventù" (in fondo, quelli della generazione z, sono pur sempre quelli che si battono per il green e poi acquistano da brand di "fast fashion", ovvero brand che producono abiti a prezzi stracciati ma a breve termine e dall'impatto ambientale enorme, ndr), voglio credere che, se Marco Bellavia si fosse trovato in una casa meno agé, si sarebbe sentito più compreso, più protetto. Questo, al netto dei pericoli che la "salute mentale in quanto trend" comporta, pericoli che abbiamo già analizzato qui e che, per riassumere brevemente, hanno a che fare con il classico pericolo della autodiagnosi virtuale; con la banalizzazione dei concetti che molti professionisti hanno la presunzione di voler spiegare attraverso ridicoli balletti di trenta secondi; con la cosiddetta "sofferenza estetizzata" e dunque col pericolo di emulazione; nonché, infine, con la veste patinata che sta pericolosamente acquisendo l'uso di psicofarmaci, farmaci che hanno importanti effetti collaterali, da non sottovalutare mai. Ma, tenendo ben chiare a mente le controindicazioni (perché tutto ha un rovescio della medaglia), i benefici della battaglia dei più giovani hanno a che fare con l'abbattimento di tabù secolari che  tutt'ora, a quanto pare, sono duri a morire. Citofonare a Giovanni Ciacci, per averne conferma. 

La "salute mentale" sui social: benefici (e rischi) del trend che vuole abbattere i tabù

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