Sabato, 25 Settembre 2021
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"La scuola è finita, ma la protesta contro la riforma non va in vacanza"

Anche se la Camera ha approvato il ddl "Buona Scuola", professori, studenti e personale Ata ancora non si danno per vinti: "Dobbiamo prendere parte a ogni forma di sabotaggio del ddl"

A Roma si sono ritrovati in cinquanta proprio di fronte la sede del Pd proprio quando è cominciata la riunione della direzione del partito: "Contro la scuola della dirigenza ora e sempre resistenza". A Bologna invece hanno deciso di adottare una forma di protesta "estrema": lo sciopero della fame "a staffetta" davanti la sede del provveditorato che andrà avanti fino al 13 giugno. Poi in tutto il Paese la protesta dei professori ha portato al blocco degli scrutini in molti istituti: da Bergamo a Palermo tutti uniti per chiedere il ritiro della Buona Scuola, la riforma tanto voluta dal premier Renzi e dal ministro dell'Istruzione Stefania Giannini. 

Il mondo della scuola ha deciso che, anche se il ddl è stato approvato alla Camera, la protesta non si fermerà. Perché il governo non ha fatto altro che "false promesse" tutte durante diversi periodi della campagna elettorale: lo stesso Renzi aveva parlato di un nuovo tavolo di confronto con i sindacati per eventuali modifiche del disegno di legge. Così l'idea di portare avanti la mobilitazione è diventata contagiosa ma soprattutto virale: tante le iniziative anche sul web. Come quella portata avanti dalle "Cattive maestre" che hanno incitato i loro colleghi a partecipare in massa al blocco degli scrutini anche attraverso Facebook 

GUARDA IL VIDEO: "SABOTIAMO LA BUONA SCUOLA"

Secondo i sindacati i dati dell'adesione sono alti: "Aspettiamo i prossimi giorni per fare un primo bilancio sull'esito della mobilitazione" commentano dall'Emilia Romagna, regione in cui l'adesione alla protesta sembra essere maggiore e la prima a chiudere i battenti e a testare la forma di protesta indetta da Flc Cgil, Cisl e Uil scuola, Snals, Cobas, ANIEF e Gilda. E mentre il premier Renzi, dopo le assemblee di partito al Nazareno, ha detto che il varo definitivo della riforma è stato rimandato di 15 giorni per continuare il confronto, la VII commissione continua a lavorare sugli emendamenti al voto mercoledì 10 giugno. 

Qualche speranza di modifica c'è e per il testo della riforma sembra proprio necessario un altro passaggio alla Camera. Gli aggiustamenti riguarderebbero proprio la questione dei presidi-dirigenti, una di quelle su cui tutti i sindacati si sono trovati compatti per il "no".  Intanto arrivano notizie anche per il fronte dei "precari":  il 23 giugno l'udienza della Corte costituzionale è chiamata a decidere sulla legittimità delle norme italiane sul precariato, già messe in discussione da una sentenza della Corte europea per i diritti umani (Cedu).

Il governo attraverso il ddl ha dichiarato di risolvere il problema con l'assunzione di più di 100mila tra i vincitori del concorsone del 2012 e quelli che fanno parte delle graduatorie a esaurimento (Gae). Ma sul fronte europeo alcuni sindacati sono pronti a dare battaglia anche con altre denunce.  Una in particolare, quella dell'Anief, che riguarda la disparità di trattamento (in termini di carriera e di contratti) tra personale di ruolo e precario neo-assunto. Dal sindacato hanno già fatto sapere che verrà chiesta l'apertura del processo a carico dello Stato che "continua a negare i diritti di decine e decine di migliaia di suoi cittadini che in questi anni nei fatti hanno permesso alla scuola di funzionare". 

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