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Mercoledì, 17 Agosto 2022
crisi siccità

Cosa stanno facendo governo ed Europa per la siccità: i piani e i soldi impiegati

Mentre si aspetta lo stato di emergenza, cosa sta facendo la politica per rimediare alla crisi della siccità? Today ne ha parlato con due membri delle commissioni Agricoltura e Ambiente della Camera dei Deputati e del Parlamento europeo

L'Italia sta vivendo una crisi idrica causata da un prolungato periodo di siccità con effetti evidenti, che però potrebbero ancor non avere mostrato il loro lato peggiore. Nonostante alcuni temporali al Nord Italia le previsioni non sono buone e l'estate è praticamente tutta davanti a noi. L'emergenza c'è, lo sappiamo, con i primi razionamenti che hanno già colpito la popolazione e le Regioni che attendono lo stato di emergenza. Ma in concreto, cosa sta facendo la politica per rimediare? Today ne ha parlato con Maria Spena, vicepresidente della Commissione Agricoltura della Camera dei deputati, e con Eleonora Evi, membro della Commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare del Parlamento europeo. 

La situazione della siccità in Italia oggi

Le temperature estive sono iniziate prima del previsto, troppo. L'Osservatorio sulla siccità del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) ha sottolineato che le temperature di giugno sono state ai livelli di quelle della media di luglio. Il problema è che non diminuiranno, e a luglio e agosto si prevedono temperature sopra la media, ancora. Le poche precipitazioni che vedremo porteranno dei benefici solo limitati e localizzati.

La siccità in Italia, la mappa delle piogge

L'indice SPI - Standard Precipitation Index - elaborato dal Cnr consente di individuare le aree aride e umide sul territorio, in questa mappa in riferimento agli ultimi sei mesi.

La scarsità di piogge, la poca neve sulle Alpi, l'aridità del terreno e l'aumento delle temperature stanno esaurendo le riserve d'acqua dell'Italia. La siccità è partita dal Nord, ma ora anche Centro e Sud iniziano a soffrirne. Da inizio anno le aree soggette a siccità con intensità estrema sono quelle del Nord-Ovest, in particolare Piemonte e Lombardia. Al Centro, il deficit maggiore interessa soprattutto il Lazio, mentre al Sud parte di Campania, Puglia, Calabria e Sicilia hanno visto un calo delle piogge da moderato a severo. Oltre che per anomalie climatiche, abbiamo visto che la siccità è anche causata da un problema strutturale. Ora, le Regioni sono in attesa della dichiarazione dello stato di emergenza da parte del governo anche per capire come sarà centralizzata la gestione della crisi. 

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La siccità, crisi tra le crisi: cosa vuole fare la politica in Italia

La crisi della siccità arriva dopo i problemi causati dalla pandemia e dalla guerra in Ucraina, che hanno complicato le scelte del governo e messo in difficoltà famiglie e imprese. La siccità si è aggiunta a un contesto già problematico, complicando le cose. Le Regioni aspettano lo stato di emergenza - che dovrebbe arrivare con un Dpcm - e nel frattempo si muovono in ordine sparso. Il Po, ai minimi storici di portata, è l'emblema di questa crisi.

Maria Spena, deputata di Forza Italia e vicepresidente della Commissione Agricoltura della Camera dei deputati ha detto a Today che "l'acqua è come l'aria e il sole, è un bene essenziale e dobbiamo preservarlo da qualunque spreco". Tuttavia, lo Stato di emergenza - da attuare tramite un "decreto siccità" - non c'è ancora: "Per il Dpcm siccità ci vuole ancora tempo, il governo se ne sta occupando, nelle prossime due settimane un piano sarà fatto. Ma l'emergenza siccità era prevedibile, le premesse c'erano". La politica come intende far fronte all'emergenza? Ci sono delle risposte, a breve e medio termine: "Innanzitutto bisogna varare un piano di ristori che possa venire incontro alle ingenti perdite di tutta la filiera agricola - precisa Spena - Chiediamo lo stanziamento di nuove risorse che consentano di finanziare investimenti strutturali e garantire competitività e redditività alle nostre imprese agricole che stanno subendo danni incalcolabili".

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Si è parlato spesso della scarsa capacità di immagazzinare l'acqua piovana, cosa che sarebbe possibile con una capillare rete di invasi sul territorio: "Abbiamo proposto i progetti di 200 nuovi invasi sul territorio per raccogliere l'acqua, un modo anche per produrre energia, tramite l'idroelettrico e il fotovoltaico, con impianti galleggianti". Nel breve, c'è a disposizione circa un miliardo di euro per finanziare progetti simili, tramite un Cis, un contratto istituzionale di sviluppo, di cui si occuperà la struttura del ministro per il Sud e la Coesione territoriale, Mara Carfagna. I soldi provengono da fondi statali e dell'Unione Europea: "Abbiamo anche chiesto a breve termine di definire un Cis sul tema della risorsa idrica per coinvolgere i territori e avere a disposizione dei fondi - ha detto Spena - Il meccanismo è stato già predisposto dal Ministero per il Sud e potremo disporre di circa 1 miliardo di euro con procedure simili a quelle del Pnrr, quindi più rapide". Con questi soldi si realizzeranno "gli invasi necessari alle attività produttive agricole e industriali e mettere a posto gli acquedotti, che perdono quasi la metà dell’acqua" ha precisato Spena.

Fondi disponibili da subito: circa 1 miliardo di euro per realizzare invasi e ristrutturare gli acquedotti

A lungo termine gli investimenti per aumentare la "resistenza" del territorio in vista di crisi future dovranno continuare: "Bisogna anche prevedere un un nuovo recovery per affrontare la siccità insieme ai problemi della guerra - dice Spena - Dobbiamo destinare dei fondi nella prossima legge di bilancio e chiedendo modifiche alla Commissione Ue per consentire finanziamenti ad hoc sule infrastrutture del sistema idrico, anche per assicurare la sicurezza alimentare".

Una mano dall'Europa

Anche a Bruxelles si riflette sulla siccità, per capire come provare ad arginare un problema che non è solo italianoToday ne ha parlato con Eleonora Evi, europarlamentare dei Verdi Europei - Europa Verde e membro della Commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare al Parlamento europeo. "Sul tema siccità ci sono proposte che sono sul tavolo da tempo e regolamenti - ha detto Evi - A differenza del ministro Cingolani crediamo che non sia una cosa transitoria. Ad esempio, il regolamento sull'utilizzo dell'acqua è stato approvato nell'ambito dell'economia circolare e ci raccomanda di riutilizzare le acque reflue depurate per usi agricoli".

Nel breve termine i fondi residui della Pac, la Politica agricola comune dell'Unione Europea, potranno essere usati per aiutare le aziende agricole in difficoltà, una dotazione da circa 1,4 miliardi di euro, anche se sulle tempistiche ci sono ancora delle incognite: "Ci sarà la possibilità di utilizzare i residui della Pac 2014-2020 per aiutare gli agricoltori, con pagamenti diretti - l'indicazione di Evi - Si possono spendere entro ottobre 2023 e dovrebbero arrivare a stretto giro, anche se è difficile dare delle date".

Fondi disponibili "a stretto giro": circa 1,4 miliardi di euro residui dalla Pac 2014-20 per aiutare gli agricoltori

Inoltre, si possono anche migliorare delle direttive già esistenti: "Per esempio, la direttiva Ue sull'efficienza energetica è carente: manca un legame con l'acqua - sottolinea Evi - Sappiamo bene che l'uso dell'energia è legato a doppio filo con l'acqua (serve per distribuirla) ma serve anche acqua per produrre energia (per il vapore delle centrali termoelettriche, ad esempio). È positivo che in commissione ambiente si sia riusciti ad ottenere di introdurre disposizioni sull'acqua, per dire alle aziende di dichiarare obiettivi chiari nel medio e lungo periodo sul consumo di acqua. 

E in più, c'è il Pnrr, ma le risorse destinate alla rete idrica non sono in linea con i fabbisogni reali: "Ci sono risorse per 900 milioni di euro per mettere mano alla rete idrica, ma sono briciole perchè le stime parlano di interventi necessari per 20 miliardi di euro" precisa Evi. A questi, si aggiungono 2 miliardi di euro per il potenziamento, il completamento e la manutenzione straordinaria delle infrastrutture di derivazione, stoccaggio e fornitura idrica primaria in tutta Italia.

I fondi del Pnrr per la rete idrica in Italia: 900 milioni di euro

I fondi del Pnrr per la siccità in Italia, 2 miliardi di euro

Siccità, i fondi del Pnrr non bastano

Bisogna rispondere alle emergenze in atto, ma è importante capire anche come evitarle in futuro, a partire dalle cause: "Siamo ancora immersi in un meccanismo legato al passato che non affronta i temi alla base, ovvero un modello agricolo insostenibile che sta dimostrando tutte le sue debolezze - denuncia Evi - Abbiamo impostato il nostro regime alimentare sulla sovraproduzione. Il 70% dei terreni è dedicato alla coltivazione di mangimi che tra l'altro importiamo anche extra Ue. Non si sente mai parlare della riconversione degli allevamenti intensivi in altre colture, come la produzione di proteine vegetali, che possono dare una risposta migliore in termini di sostenibilità".

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