Cosa succede alla mente quando smettiamo di allenarci: le conseguenze

Interrompere l'attività fisica, soprattutto per chi è abituato a muoversi costantemente, può comportare diversi effetti negativi sulla mente e l'umore: ecco tutte le conseguenze

Foto d'archivio

Pochi giorni fa abbiamo parlato di detraining o deallenamento, ovvero una condizione deterimata dalla marcata riduzione o arresto dell'attività fisica abituale e cronica alla quale il nostro organismo risponde con un peggioramento degli aspetti fisiologici e prestativi. La perdita degli adattamenti fisici legati all'esercizio costante sono la conseguenza di un periodo temporale di durata variabile in cui avviene una riduzione o una cessazione dell'attività fisica. Abbiamo già discusso delle conseguenze negative che l’inattività fisica prolungata comporta a livello fisico e sulla salute, ma è bene sapere che il detraining può avere degli effetti negativi anche sulla mente e sull’umore, ed è proprio per questo motivo che è importante mantenersi, o rimettersi, in attività al più presto.

Detraining: cosa succede al nostro corpo quando smettiamo di allenarci

Stop all'allenamento: cosa succede alla mente

Interrompere l'attività fisica, soprattutto per chi è abituato a muoversi costantemente, può comportare diversi effetti negativi sulla mente e l'umore, e questo avviene anche solo dopo una settimana di inattività. Tra i primi segnali che insorgono ricordiamo la difficoltà di concentrazione, maggiore affaticamento mentale e un peggioramento generale del tono dell’umore. Per quale motivo questo avviene? La risposta è molto semplice e di natura fisiologica: uno degli effetti dell’attività fisica è la stimolazione della produzione di serotonina e dopamina, dei neurotrasmettitori che donano una gradevole sensazione di energia. Al contrario, lo sport contrasta la produzione degli ormoni dello stress, modulando positivamente il tono dell’umore. Inoltre, come si legge su Tgcom24, uno studio della University of Maryland (USA) ha dimostrato che una pausa anche breve nella pratica sportiva riduce il flusso di sangue che il cervello riceve. Gli studiosi hanno esaminato con la risonanza magnetica funzionale il cervello di un gruppo di atleti in buona salute, prima e dopo uno stop di 10 giorni nei loro allenamenti consueti, rilevando una riduzione significativa dell'afflusso di sangue ad alcune aree del cervello tra cui l'ippocampo, sede dei meccanismi della memoria. Fare sport regolarmente, dunque, ci aiuta a mantenere intatte nel tempo le nostre facoltà cognitive.

Agilità mentale e fisica: perché fare sport migliora l'intelligenza

Fame nervosa 

E non è finita qui: solitamente ad una sana attività fisica si accompagna uno stile alimentare più corretto. Anche l'alimentazione svolge un ruolo importante per le funzioni cognitive, un ruolo chiave nel mantenere attive le funzioni del nostro cervello. E se il movimento aiuta a controllare i livelli di cortisolo, l’ormone dello stress responsabile della fame nervosa, la conseguenza è la seguente: chi si muove di più tende a mangiare meglio e in modo più consapevole, al contrario, chi conduce una vita sedentaria si rifugia più frequentemente nel cibo spazzatura ed è preda della fame nervosa.

Vigoressia: quando allenarsi troppo diventa nocivo per la salute

Qualità del sonno

Dopo una giornata fisicamente attiva, la conseguente stanchezza favorirà un sonno profondo e ristoratore, dopo il quale ci si sentirà energici e vitali. Allenarsi in modo regolare, infatti, migliora la qualità del sonno, al contrario, la vita sedentaria potrebbe comportare l'insorgere dell'insonnia insieme a tutti i suoi effetti negativi come irritabilità, scarsa concentrazione, ansia.

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