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Sabato, 21 Maggio 2022
Dopo l'orrore / Ucraina

L'Europa e lo stop al gas e al petrolio russo dopo il massacro di Bucha

Le immagini delle fosse comuni e delle esecuzioni sommarie nei territori riconquistati dalle forze ucraine intorno a Kiev hanno provocato dure reazioni. Si valutano nuove sanzioni per Mosca, ma al momento i Paesi Ue sono ancora lontani dall'indipendenza energetica

Le immagini delle violenze compiute sui civili dall'esercito russo nella cittadina ucraina di Bucha, nella periferia nord-ovest di Kiev, con le notizie di esecuzioni sommarie e fosse comuni nei territori riconquistati dalle forze ucraine intorno a Kiev, stanno sconvolgendo l'Occidente. La condanna è unanime e senza sconti. Per questo, nelle ultime ore si rilanciano ipotesi di nuove e più incisive sanzioni, anche energetiche, contro la Russia di Vladimir Putin - che nega la responsabilità di quanto accaduto -, rafforzando allo stesso tempo la volontà di portare i responsabili di queste azioni di guerra davanti alla giustizia internazionale, come anche l'Onu ora ritiene necessario.

"La Russia sta compiendo un genocidio per spazzare via l'intera nazione ucraina", ha denunciato il presidente Zelensky dopo che il suo ministro degli Esteri, Dmytro Kuleba, aveva parlato di un "massacro deliberato" compiuto dall'esercito russo a Bucha, località a circa 60 chilometri a nord-ovest di Kiev. Finora sono stati recuperati 410 corpi. Mosca attribuisce le notizie a una montatura organizzata da Kiev con foto truccate, una "messa in scena provocatoria" da parte di Kiev per "interrompere i colloqui di pace", ma le prove che a Bucha la Russia abbia massacrato i civili aumentano: le foto e le testimonianze dei giornalisti che sono riusciti ad arrivare sul posto mostrano e parlano di fosse comuni e di decine di corpi abbandonati per strada.

Bucha, che cosa è successo in 10 immagini (Foto Ansa)

Cosa farà l'Europa dopo gli orrori di Bucha

L'alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite, Michelle Bachelet, ha detto di essere "inorridita" dalle immagini dei corpi trovati a Bucha, dopo che i soldati russi si sono ritirati, e ha parlato di "possibili crimini di guerra". Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che oggi ha visitato l'ospedale di Bucha, ha definito i soldati russi "assassini, torturatori e stupratori", ma ha assicurato che i colloqui di pace vanno avanti. Cosa farà l'Europa dopo questi orrori? Secondo la ministra della Difesa tedesca Christine Lambrecht, l'Ue dovrebbe discutere lo stop all'importazione di gas russo. "Deve esserci una risposta. Tali crimini non devono rimanere senza risposta", ha detto. Dall'Ue arrivano dure condanne. Il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel e la presidente del Pe Roberta Metsola hanno sottolineato l'esigenza di adottare nuove e più dure sanzioni contro la Russia.

Ursula von der Leyen e il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, hanno poi sollecitato un'inchiesta indipendente su quanto accaduto da avviare al più presto. Con l'obiettivo, ampiamente condiviso a Bruxelles, di portare davanti al tribunale penale internazionale dell'Aja i responsabili di massacri classificabili come crimini di guerra. Condanne anche da Macron, Scholz e Draghi. Il presidente francese ha detto di essere "favorevole" a nuove sanzioni Ue contro la Russia. "Ci sono indicazioni molto chiare di crimini di guerra" a Bucha, ed è "più o meno stabilito che è stato l'esercito russo" che era presente lì.

Il premier italiano ha detto che "la crudeltà dei massacri di civili inermi è spaventosa e insopportabile. Le autorità russe dovranno rendere conto di quanto accaduto". In serata, poi, sono arrivate le parole del capo della Farnesina Luigi Di Maio, intervistato da Fabio Fazio a Che tempo che fa: "Noi lavoriamo per renderci indipendenti dai ricatti dal gas russo e non escludiamo che, alla luce dei fatti di Bucha, nelle prossime ore possa esserci un dibattito sul tema dell'import di idrocarburi dalla Russia". Papa Francesco, durante la sua visita a Malta, si è nuovamente scagliato contro quella che ha definito una "guerra sacrilega". E anche il segretario di Stato Usa Antony Blinken e il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg hanno denunciato le atrocità di Bucha invitando a non fidarsi del ritiro annunciato da Mosca.

Le nuove possibili sanzioni dell'Europa alla Russia

Riprende quota, quindi, l'ipotesi di un nuovo giro di vite contro Mosca, attraverso l'adozione da parte dell'Ue di un quinto pacchetto di sanzioni che potrebbe comprendere anche le forniture di gas. Kiev lo chiede a gran voce al G7 e all'Ue e i tre Paesi baltici membri dell'Unione (Lettonia, Lituania ed Estonia) hanno già fatto sapere di essere pronti ad agire anche per interrompere gli approvvigionamenti di gas, petrolio e carbone dalla Russia. La Lituania ha annunciato che ha bloccato le sue importazioni energetiche e la premier estone Kaja Kallas ha chiesto che si proceda rapidamente tutti su questa strada. Della stessa opinione il leader del Pd Enrico Letta, favorevole a un embargo completo su gas e petrolio russi.

Sta di fatto che al momento i Paesi Ue sono ancora lontani dall'indipendenza energetica da Mosca. Il Consiglio europeo di fine marzo non è riuscito a trovare un accordo nemmeno su un tetto comune da imporre al prezzo del gas russo, chiesto dagli Stati mediterranei e a cui si oppone il "fronte del nord" guidato da Germania e Paesi Bassi. Germania e Austria nel frattempo hanno attivato l'allerta preventiva prevista dal piano di emergenza energetica, che prevede un attento monitoraggio di riserve e consumi di gas. Il governo olandese, dal canto suo, ha lanciato una campagna mediatica per convincere i cittadini a consumare meno energia: una pubblicità sui quotidiani invita a restare meno tempo sotto la doccia e a non riscaldare le case oltre i 19 gradi. Per dare il buon esempio, tutti gli uffici pubblici abbasseranno la temperatura di due gradi. Adottando le misure indicate, si legge , "diminuirà la vostra fattura energetica, si ridurrà la nostra dipendenza dal gas russo e si farà del bene al clima".

Un embargo possibile ma complicato

Finora però l'unico Stato Ue a raggiungere il risultato ambito è la piccola Lituania, insieme alle altre due repubbliche baltiche Lettonia ed Estonia: sabato scorso, il ministro dell'energia di Vilnius ha annunciato che tutto il gas necessario al fabbisogno domestico sarà importato in forma liquida (Lng) dal terminal portuale di Klaipeda, inaugurato nel 2014 proprio per sfidare il monopolio russo nelle importazioni. L'embargo sul gas e sul petrolio russo da parte dell'Europa non è escluso, insomma, ma al momento rimane un'ipotesi da concretizzare. E non sarà facile da mettere in pratica.

L'Europa resta poi ferma nel dire "no" al pagamento del gas russo in rubli, mentre sul tavolo dei 27 ci sono anche misure meno pesanti, come l'estensione della sospensione da sistema Swift di altre banche russe, il divieto di ingresso delle navi russe nei porti occidentali e il blocco della fornitura di materiali e apparecchiature tecnologiche. Il tema sarà affrontato dalla prossima riunione del "Coreper", il comitato che raggruppa gli ambasciatori dei 27 presso l'Ue, fissata per mercoledì prossimo. Già lunedì e martedì, invece, nel Lussemburgo l'impatto economico della crisi sarà al centro dei lavori dei ministri delle Finanze dell'Eurogruppo e dell'Ecofin. Mercoledì e giovedì spetterà al Consiglio Atlantico, riunito a livello di ministri degli Esteri, fare il punto sulla posizione della Nato.

Video - Bucha, si raccolgono ancora corpi per strada. Attenzione: immagini non adatte a un pubblico sensibile.

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